Piccolo indice di termini contabili

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L’anno fiscale o finanziario è un periodo di 12 mesi che costituisce la base temporale di riferimento per le aziende nella redazione dei documenti ufficiali.

In Italia l’anno fiscale segue l’anno solare (1 gennaio – 31 dicembre) ad eccezione per alcune imprese che operano nel settore pubblico.

L’anticipo fatture è una procedura di finanziamento che prevedere l’anticipo di liquidità su una o più fatture ancora da saldare a fronte del pagamento di un interesse sulla somma da ricevere.

Si tratta di un accordo stretto con la propria banca in una forma simile ad un normale fido ma con interesse ridotto.

Vale a dire che la banca permette al proprio correntista di avere subito a disposizione i soldi (solitamente non l’intera somma ma il 70 o 80%) a patto che li restituisca con una percentuale di interessi e commissioni una volta ricevuto il pagamento.

Esempio: hai emesso una fattura di 1000€, la presenti in banca che ti anticipa subito 700/800€, alla data di scadenza della fattura, la banca preleverà dal tuo conto l’importo anticipato + un interesse calcolato sul totale della fattura anticipata .

Esistono 2 diversi tipi di anticipo fatture:

  • mandato all’incasso se la banca anticipa la somma e, al momento del pagamento della somma sul conto bancario da parte del debitore, la banca ha il permesso di dedurre quanto dovuto per l’anticipo dal totale e trasferire il resto.
  • cessione del credito se la banca dopo aver messo a disposizione l’importo ha un rapporto diretto con il debitore per recuperare il credito (Attenzione, non tutte le aziende debitrici si lasciano cedere). In questo caso al momento del trasferimento al creditore, il debitore riceve una notifica con tutte le informazioni necessarie e i termini di restituzione dell’importo. Questa notifica viene spesso seguita da una conferma di accettazione come garanzia di credito.

L’autofattura è un documento sostanzialmente simile alla fattura, in quanto contiene i medesimi elementi. La diversità rispetto alla fattura sta nel fatto che il soggetto che la emette non è il soggetto attivo dell’operazione, bensì il cessionario del bene ovvero committente del servizio che è obbligato a liquidare l’IVAin sostituzione del cedente/prestatore.

Categories: Fatturazione, IVA
Tag: IVA

È il documento che riporta la situazione patrimoniale e finanziaria di un’impresa.

Include

  1. stato patrimoniale: definisce la situazione patrimoniale di una società alla data di chiusura dell’esercizio;
  2. conto economico: mostra il risultato economico della gestione di uno specifico periodo; e ne misura la crescita o la decrescita del capitale netto;
  3. nota integrativa: utilizzata per integrare le informazioni contenute nello stato patrimoniale e nel conto economico;
  4. rendiconto finanziario: riassume tutti i flussi di cassa che sono avvenuti in un determinato periodo.

È uno strumento contabile di tipo preventivo. Il suo scopo del è quello di prevedere in anticipo le entrate e le uscite dell’azienda.

Il Bilancio di Previsione è composto da due parti principali, una detta operativa che sintetizza il conto economico preventivo e l’altra finanziaria che mostra i flussi finanziari derivanti da previsioni economiche, investimenti e cassa.

I valori inseriti in questo rapporto non sono quelli reali ma delle cifre stimate che porterebbero al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Normalmente viene realizzato una volta all’anno ma alcune imprese preferiscono aggiornarlo trimestralmente.

Il Bilancio di Previsione è importante per un’azienda perché consente al suo management di ottenere il totale controllo di gestione.

In particolare è utile a:

  • formalizzare azioni e strategie sulla base di obiettivi chiari;
  • ottenere risultati concreti;
  • massimizzare i profitti;
  • controllare e razionalizzare i costi.

Con bonus pubblicità si intende un credito di imposta, riconosciuto a partire dal 2018, destinato ad incentivare gli investimenti in campagne pubblicitarie e consistente nel 75% delle stesse (90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative).

La cedolare secca è un regime opzionale di tassazione dei redditi di locazione per cui gli stessi sono assoggettati al pagamento di una sola imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali.

Come si calcola l’imposta sostitutiva

L’imposta sostitutiva si calcola applicando un’aliquota che può essere:

– del 21% sul canone di locazione annuo stabilito nel contratto;

– del 10% (15% dal 2020) sul canone di locazione annuo a canone concordato relativo ad abitazioni ubicate:

a) nei comuni con carenze di disponibilità abitative (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia);

b) nei comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).

Il conto economico è un documento contabile che, insieme allo stato patrimoniale, al rendiconto finanziario e alla nota integrativa, compone il bilancio d’esercizio di un’impresa.

Questo documento, nel quale i costi vengono sottratti ai ricavi, mette in luce i cambiamenti nel patrimonio netto al termine di un esercizio.

La stesura del conto segue uno schema preciso

  • Valore di produzione, che comprende: ricavi di vendite e prestazioni, cambiamenti riguardo a rimanenze di prodotti in lavorazione, semilavorati e finiti, dei lavori in corso su ordinazione, incrementi di immobilizzazioni per lavori interni, altro genere di ricavi.
  • Costi di produzione per: materie, servizi, beni di terzi, personale, ammortamento e svalutazione, variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie di consumo o merci, accantonamento per rischi, altri accantonamenti, oneri diversi di gestione.
  • Proventi e oneri finanziari da: partecipazione, crediti iscritti nelle immobilizzazioni, titoli iscritti nelle immobilizzazioni diversi dalle partecipazioni, titoli iscritti nell’attivo circolante, interessi e oneri finanziari, utili e perdite su cambi.
  • Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie: rivalutazioni e svalutazioni.
  • Risultato prima delle imposte

Ecco un elenco delle voci:

  • VALORE DELLA PRODUZIONE:
  • Ricavi delle vendite e delle prestazioni
  • Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti
  • Variazioni dei lavori in corso su ordinazione
  • Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
  • Altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio
  • Totale
  • COSTI DELLA PRODUZIONE:
  • Per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci
  • Per servizi
  • Per godimento di beni di terzi
  • Per il personale:
  • Salari e stipendi
  • Oneri sociali
  • Trattamento di fine rapporto
  • Trattamento di quiescenza e simili
  • Altri costi
  • Ammortamenti e svalutazioni:
  • Ammortamento delle immobilizzazioni immateriali
  • Ammortamento delle immobilizzazioni materiali
  • Altre svalutazioni delle immobilizzazioni
  • Svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide
  • Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci
  • Accantonamenti per rischi
  • Altri accantonamenti
  • Oneri diversi di gestione
  • Totale

DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA RPODUZIONE (A – B)

  • PROVENTI E ONERI FINANZIARI
  • Proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate
  • Altri proventi finanziari
  • Da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti
  • Da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni
  • Da titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni
  • Proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti
  • Interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti
  • 17 bis) utili e perdite su cambi

Totale = (15 + 16 – 17 +/- 17 bis)

  • RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITÀ FINANZIARIE
  • Rivalutazioni:
  • Di partecipazioni
  • Di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni
  • Di titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni
  • Svalutazioni:
  • Di partecipazioni
  • Di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni
  • Di titoli iscritti nell’attivo circolante che non costituiscono partecipazioni
  • Di strumenti finanziari derivati
  • Totale delle rettifiche = (18 – 19)
  • RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE = (A – B + C +/- D +/- E)
  • Imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate
  • Utile (perdite) dell’esercizio

Dal 1° gennaio 2019, a seguito dell’obbligo di fattura in formato elettronico, viene meno l’obbligo di presentazione del c.d. spesometro; tale adempimento sarà sostituito dall’esterometro che riguarda le operazioni transfrontaliere non tracciate mediante fattura elettronica. Il primo invio dell’esterometro sarà il 30 aprile 2019, come previsto dalla proroga.

Operazioni da comunicare

Vanno comunicati tramite esterometro i dati delle fatture emesse dal 1° gennaio 2019 in merito alle operazioni (sia beni che servizi):

– effettuate nei confronti di soggetti passivi non stabiliti ai fini IVA in Italia

– ricevute da parte di soggetti non stabiliti ai fini IVA in Italia.

Rimangono escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni per le quali è stata, comunque, emessa fattura elettronica ovvero è stata emessa una bolletta doganale.

Dati da comunicare

Il Provvedimento direttoriale del 30 aprile 2018 ha precisato che nella compilazione dell’esterometro vanno comunicati i seguenti dati:

– dati identificativi del cedente/prestatore;

– dati identificativi del cessionario/committente;

– data del documento comprovante l’operazione;

– data di registrazione (per i soli documenti ricevuti e le relative note di variazione);

– numero del documento;

– base imponibile;

– aliquota IVA applicata e l’imposta ovvero, ove l’operazione non comporti l’annotazione dell’imposta nel documento, la tipologia dell’operazione (codice natura).

Sanzioni

La trasmissione deve essere effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo alla data della fattura emessa o della data di ricezione per le fatture ricevute.

L’omissione o l’errata trasmissione delle operazioni transfrontaliere è sanzionata con un importo di 2 euro a fattura con un massimo di 1.000 euro per trimestre ridotto alla metà (entro il limite massimo di 500 euro) se la trasmissione avviene entro i 15 giorni successivi alla scadenza stabilita ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

La fattura elettronica è un documento informatico emesso e trasmesso tramite sistemi telematici con modalità che ne garantiscano l’integrità di contenuto, l’autenticità dell’origine e leggibilità e per il quale vi è l’accettazione del destinatario.
La fattura elettronica è un documento fiscale emesso in formato elettronico e conservata in formato digitale.

Cosa si intende per integrità di contenuto, autenticità dell’origine e leggibilità?

1. Autenticità dell’origine: l’identità del fornitore, prestatore di beni o servizi o dell’emittente della fattura devono essere certi.

2. Integrità del contenuto: il contenuto della fattura e, in particolare, i dati obbligatori (esempio imponibile ed IVA) non possono essere alterati

3. Leggibilità: la fattura deve essere resa leggibile per l’uomo, conformemente a quanto previsto dalle Note esplicative della direttiva 2010/45/UE.

Rimangono esclusi dalla fattura elettronica i contribuenti che rientrano nel regime dei minimi ovvero in quello forfettario e gli agricoltori esonerati, nonché per il solo 2019 i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria. Inoltre, rimangono escluse dal nuovo obbligo anche le società sportive dilettantistiche che non hanno incassato, nel periodo d’imposta precedente, proventi dall’attività commerciale per un importo non superiore ad Euro 65.000.

Nella generalità dei casi gli operatori generano le fatture mediante sistemi elettrocontabili e poi le spediscono mediante mezzi elettronici (ad esempio via e-mail).

In tal caso non si è in presenza di fattura elettronica bensì di fatture spedite in via elettronica. Conseguentemente, affinché la fattura abbia efficacia l’emittente nonché il destinatario la dovrà stampare, quindi, renderla analogica (cioè cartacea).

Per flat tax si intende un’imposta piatta con aliquota unica.

fringe benefits sono compensi in natura attribuiti dal datore di lavoro. Tali compensi sono tassati ferma restando una soglia di esenzione. Al superamento della soglia l’intero valore del benefit concorre a formare il reddito. Per alcuni beni (veicoli ad uso promiscuo, prestiti, fabbricati) sono stabiliti, poi, speciali criteri di determinazione forfetaria dei valori da assoggettare a tassazione.

Tassazione fringe benefits

beni e servizi che il datore di lavoro eroga ai dipendenti (esclusi i buoni pasto) sono inclusi nel reddito imponibile e sono valutati al “valore normale” dei beni e servizi concessi.

Per la determinazione del prezzo si fa riferimento:

1) ai listini o tariffe del soggetto che ha fornito i beni o servizi, ed, in mancanza, alle mercuriali ed ai listini delle Camere di commercio ed alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso;

2) al prezzo mediamente praticato dall’azienda nelle cessioni ai grossisti, per i generi in natura prodotti dall’azienda e ceduti ai dipendenti (gratuitamente o meno).

Sono esenti i compensi in natura di valore complessivo non superiore a € 258,23: in caso di valore superiore, lo stesso è interamente imponibile e il conguaglio va effettuato

– portando in aumento della retribuzione imponibile l’importo del fringe benefit eccedente il predetto limite e non assoggettato a contribuzione;

– trattenendo al lavoratore la differenza dell’importo della quota del contributo a carico dello stesso non trattenuta nel corso dell’anno.

Dal 25 maggio 2018 è entrato in vigore il regolamento europeo 2016/679 in materia di privacy, conosciuto con l’acronimo GDPR (General data protection regulation), relativo alla protezione dei dati personali.

Regolamento GDPR

Il regolamento GDPR 2018 è volto a tutelare sia la  protezione dei dati sia la loro circolazione.

Per “dato personale” si intende ogni “ informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile (“interessato”)”.

E’ “identificabile” la persona fisica che può essere identificata, direttamente o indirettamente attraverso:

1) un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online;

2) uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale.

Soggetti interessati

Sono tenuti ad osservare la normativa sulla privacy le aziende, gli enti pubblici, e gli individui che devono accedere, trattare, conservare, gestire, o trasferire dati personali di cittadini UE e che pertanto devono applicare le norme contenute nel regolamento GDPR.

Le immobilizzazioni possono essere immateriali e materiali

Le immobilizzazioni immateriali sono i costi sostenuti da azienda per acquisire i beni intangibili che danno benefici economici nel tempo. Le immobilizzazioni materiali sono i costi sostenuti da azienda per acquisire i beni tangibili che danno benefici nel tempo. Anche le immobilizzazioni immateriali e materiali sono soggette ad apposite valutazioni, che si possono distinguere principalmente in:

  • ammortamento;
  • svalutazioni;
  • ripristini di valore.

Badiamo all’ultimo punto: non abbiamo scritto “rivalutazioni”, perché un’immobilizzazione può svalutarsi anche fino ad azzerarsi, ma non può mai rivalutarsi sino a superare il limite del valore precedente alla svalutazione. Se abbiamo svalutato un’immobilizzazione da 100 a 90, in seguito il valore di tale immobilizzazione, nel caso la causa che ha portato alla svalutazione sia cessata, non potrà mai superare il valore di 100.

L’imposta di bollo rientra nel novero delle imposte indirette, quelle imposte che colpiscono una manifestazione mediata della ricchezza, in quanto questa manifestazione è indice (più o meno esatto) della capacità economica del contribuente, come i trasferimenti e il consumo della ricchezza.

Oggetto dell’imposta di bollo

L’imposta di bollo, disciplinata dal DPR n. 642 del 26 ottobre 1972, va applicata:

– agli atti;

– ai documenti;

– nonché ai registri

indicati all’interno della Tariffa parte Prima e Seconda allegata al DPR n. 642/1972.

Non sono soggetti all’imposta di bollo gli atti legislativi e, se non espressamente previsti nell’allegata Tariffa al DPR n. 642/1972, gli atti amministrativi dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e loro consorzi.

All’interno della Tabella B allegata al DPR n. 642/1972 sono riportati gli atti, documenti e registri esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto.

Soggetti tenuti al pagamento dell’imposta di bollo

Dal punto di vista normativo non è stabilito su chi incombe il pagamento dell’imposta di bollo, infatti, viene prevista unicamente la solidarietà del pagamento dell’imposta di bollo.

Sono obbligati in solido al pagamento dell’imposta di bollo, nonché delle eventuali sanzioni amministrative:

– tutte le parti che sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola con quanto disposto dal DPR n. 642/1972, ovvero li enunciano o li allegano ad altri atti o documenti;

– tutti coloro che fanno uso di un atto, documento o registro non soggetto al bollo fin dall’origine senza prima assoggettarlo ad imposta di bollo.

L’imposta di bollo è dovuta:

– in misura fissa: in tal caso l’imposta è corrisposta in un’unica soluzione indipendentemente dal valore indicato all’interno degli atti/documenti/registri soggetti ad imposta di bollo;

ovvero

– in misura proporzionale: in questo caso l’imposta di bollo si applica prendendo a riferimento una percentuale costante che andrà applicata all’importo indicato all’interno degli atti/documenti/registri soggetti ad imposta di bollo.

Imposta di bollo virtuale

Quando l’imposta di bollo è assolta in modo virtuale:

– si deve procedere a richiedere un’autorizzazione preventiva all’Agenzia delle Entrate;

– si presenta la dichiarazione annuale con liquidazione provvisoria e a consuntivo dell’imposta di bollo virtuale;

– si effettuano i versamenti con rate bimestrali utilizzando il modello F24;

– sui documenti/atti soggetti ad imposta di bollo deve essere riportata una dicitura che potrebbe avere il seguente tenore letterale “imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi dell’art. 15 del DPR n. 642/1972”, oltre agli estremi della relativa autorizzazione.

Ai sensi del DM 17 giugno 2014, per quanto riguarda le fatture elettroniche:

– non è richiesta alcuna autorizzazione preventiva. Inoltre, non si deve procedere alla presentazione della dichiarazione annuale del bollo virtuale;

– il versamento dell’imposta va effettuato a saldo mediante modello F24 entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio (con codice tributo 2501);

– sulle fatture elettroniche va riportata una dicitura dal seguente tenore letterale “imposta di bollo assolta ai sensi del D.M. 17.06.2014”.

Imposta di bollo su conto corrente e libretti di risparmio bancari e postali

L’imposta di bollo viene applicata in modo diverso a seconda della natura del cliente intestatario del conto corrente ovvero libretto di risparmio. Più nel dettaglio:

– alle persone fisiche, torna applicabile l’imposta di bollo nella misura pari ad euro 34,20 annui;

– ai soggetti diversi dalle persone fisiche, l’imposta di bollo si applica nella misura di euro 100 annui.

Se il cliente è persona fisica, l’imposta non è dovuta per gli estratti conto e i rendiconti il cui valore medio di giacenza non supera euro 5.000.

Sono esenti dall’imposta di bollo in modo assoluto, le fatture, ricevute (quali le ricevute fiscali), note, note credito e debito, conti e simili documenti che recano addebitamenti o accreditamenti riguardanti operazioni soggette ad IVA.

Invece, in linea generale, sono soggette all’imposta di bollo nella misura di euro 2,00, le fatture e i documenti di importo complessivo superiore ad euro 77,47 riguardanti operazioni:

– fuori campo IVA per mancanza del presupposto soggettivo od oggettivo ovvero territoriale;

– escluse da IVA ai sensi dell’art. 15 del DPR n. 633/1972;

– esenti da IVA;

– non imponibili perché effettuate in relazione ad operazioni assimilate alle esportazioni, servizi internazionali e connessi agli scambi internazionali, cessioni ad esportatori abituali.

L’imposta di registro è un’imposta d’atto, strettamente collegata ad un atto o negozio giuridico ed alla sua conseguente estrinsecazione in un documento cartaceo: proprio dalla presenza di quest’ultimo e dalla sua forma deriva l’assoggettabilità o meno all’imposta.

L’imposta di registro rientra nel novero delle imposte indirette, ovvero di quelle imposte che colpiscono una manifestazione mediata della ricchezza (quale ad esempio l’acquisto di un immobile) in quanto questa manifestazione è indice (più o meno esatto) della capacità economica del contribuente, come i trasferimenti e il consumo della ricchezza.

L’imposta di registro si applica nella misura indicata nella Tariffa allegata al D.P.R. n. 131/1986, agli atti soggetti a registrazione e a quelli volontariamente presentati per la registrazione.

Soggetti tenuti alla registrazione

I soggetti tenuti alla registrazione degli atti/documenti sono identificati all’interno dell’art. 10 del D.P.R. n. 131/1986. Ad esempio, per le scritture private non autenticate i soggetti obbligati alla registrazione sono le parti contraenti (per i contratti di locazione soggetto tenuto alla registrazione è il locatore che poi deve darne comunicazione, entro 60 giorni, al conduttore e all’amministratore di condominio) mentre per gli atti pubblici obbligato è il notaio o il pubblico ufficiale che li ha redatti.

Ai fini fiscali vi è “solidarietà” tra le parti per il versamento dell’imposta dovuta.

L’impresa sociale è un’organizzazione privata che esercita in via stabile e principale un’attività economica di utilità sociale. Per l’impresa sociale sono previste diverse agevolazioni fiscali.

Chi può acquisire la qualifica di impresa sociale?

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del Codice Civile.

Le cooperative sociali e i loro consorzi, di cui alla Legge n. 381 dell’8 novembre 1991, acquisiscono di diritto la qualifica di imprese sociali.

Chi non può acquisire la qualifica di impresa sociale?

Non possono acquisire la qualifica di impresa sociale le società costituite da un unico socio persona fisica, le amministrazioni pubbliche e gli enti i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci o associati.

Agevolazioni fiscali

Le principali agevolazioni fiscali riconosciute dal decreto di riforma del terzo settore sono:

– detassazione degli utili e avanzi di gestione destinati a riserva indivisibile o ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, nei limiti delle variazioni dell’indice ISTAT;

– agevolazioni IRES ed IRPEF in favore dei soggetti che investono nel capitale delle imprese sociali costituite in forma societaria, anche cooperativa.

Inoltre l’impresa sociale non è soggetta alla disciplina delle società di comodo, agli studi di settore ed ai parametri, oltre che ai nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale (c.d. ISA).

Gli indici sintetici di affidabilità fiscale (c.d. ISA) per gli esercenti attività di impresa, arti o professioni sono stati istituiti per favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili e stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti attraverso l’utilizzo di forme di comunicazione preventiva rispetto alle scadenze fiscali.

Cosa sono gli ISA

Gli ISA – indici sintetici di affidabilità fiscale – che dal 2019 (periodo d’imposta 2018) sostituiranno in via definitiva gli studi di settore, sono degli indici che l’Amministrazione finanziaria ha messo a punto al fine di favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti esercenti attività di impresaarti o professioni e il rafforzamento della collaborazione tra questi e l’Agenzia delle Entrate.

Gli ISA, elaborati con una metodologia basata su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta, rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili.

Gli ISA esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente, anche al fine di consentire a quest’ultimo, sulla base dei dati dichiarati entro i termini ordinariamente previsti, l’accesso ad un apposito regime premiale.

I soggetti passivi stabiliti ai fini IVA in Italia che eseguono operazioni intracomunitarie con altri soggetti passivi stabiliti ai fini IVA in altri Paesi della UE, devono procedere alla presentazione in via telematica, mensile ovvero trimestrale, degli elenchi riepilogativi Intrastat.

Cosa sono gli elenchi Intrastat

Gli elenchi Intrastat contengono informazioni riguardanti scambi che avvengono all’interno della UE.

I soggetti passivi stabiliti ai fini IVA in Italia devono trasmettere in via telematica (anche tramite intermediari) tali elenchi Intrastat, con cadenza mensile ovvero trimestrale, all’Agenzia delle Dogane.

Negli elenchi devono essere comunicate le informazioni concernenti gli acquisti/cessioni intracomunitarie di beni,nonché le prestazioni di servizi c.d. generiche effettuate/ricevute in ambito comunitario con controparti soggetti passivi IVA di altro Paese della UE.

Differenze tra Intrastat mensile e trimestrale

La trasmissione telematica degli elenchi Intrastat varia a seconda che gli elenchi abbiano cadenza mensile ovvero trimestrale.

– Elenchi Intrastat Mensili: per i soggetti che hanno effettuato operazioni, nel trimestre di riferimento e/o in uno dei 4 trimestri precedenti, per un ammontare superiore a determinate soglie.

– Elenchi Intrastat Trimestrali: per i soggetti che hanno effettuato operazioni, nei 4 trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni, per un ammontare totale trimestrale non superiore a determinate soglie.

Si fa, comunque, presente che la trasmissione va effettuata entro il 25 del mese successivo al periodo di riferimento.

L’iper ammortamento è un’agevolazione volta ad incentivare gli investimenti in beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica e digitale 4.0. Si traduce in una maggiorazione del costo di acquisizione, che fino al 31 dicembre 2018 era del 150%, e con la legge di Bilancio 2019 è stata rimodulata in base al volume della spesa. La maggiorazione del costo di acquisizione comporta che si abbiano maggiori quote di ammortamento deducibili. Dunque la base imponibile viene abbattuta ulteriormente.

Soggetti interessati all’agevolazione

I soggetti interessati sono le imprese e i lavoratori autonomi.

Sono inclusi i soggetti che rientrano nel regime dei “minimi”, mentre sono esclusi i “forfetari” e le imprese marittime per le attività che rientrano nella tonnage tax.

l’IRI (imposta sul reddito di impresa) è una Flat Tax pari a al 24 % fisso, per le società di persone e imprese individuali in regime di contabilità ordinaria, con decorrenza dal 1° gennaio 2018. La legge di Bilancio 2019 abroga definitivamente l’intera disciplina dell’IRI;

Le dichiarazioni IVA presentate entro 90 giorni dalla scadenza del termine sono considerate valide, salvo l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (da euro 250,00 a euro 2.000), a meno che il contribuente, contestualmente alla presentazione tardiva, provveda al ravvedimento operoso.

Nel caso in cui dalla dichiarazione IVA risulti un’imposta non versata, si rende applicabile la sanzione stabilita per l’omesso versamento (pari al 30% dell’imposta non versata). Anche per tale infrazione si può applicare l’istituto del ravvedimento operoso.

Le dichiarazioni presentate oltre 90 giorni si considerano omesse, ma costituiscono titolo per la riscossione dell’imposta che ne risulti dovuta.

In tal caso, si applica la sanzione:

– dal 120% al 240% dell’ammontare dell’imposta dovuta, con un minimo di euro 250,00, in presenza di debito d’imposta

– da euro 250,00 a euro 2.000,00 se il soggetto effettua esclusivamente operazioni per le quali non è dovuta l’imposta.

Category: IVA

Sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale IVA tutti i contribuenti esercenti attività d’impresa (sotto qualsiasi forma giuridica) ovvero attività artistiche o professionali(anche in forma associata), titolari di partita IVA.

Sono, inoltre, obbligati alla dichiarazione annuale IVA i soggetti (agricoltori esonerati, esercenti attività di intrattenimento) che in precedenza abbiano optato per l’applicazione dell’IVA in modo ordinario, gli eredi, il curatore fallimentare, le società incorporanti, le società beneficiarie in caso di scissione.

Rimangono, invece, esclusi dalla presentazione del modello determinati soggetti, che ancorché titolari di partita IVA, non sono tenuti, per disposizione normativa, all’adempimento, quali ad esempio I contribuenti che per l’anno d’imposta hanno registrato esclusivamente operazioni esenti e i contribuenti forfetari e minimi.

Category: IVA

E’ un’imposta indiretta che colpisce i consumi, in vigore dal 1973 con il DPR 26 ottobre 1972, n.633.
Colpisce le cessioni di beni e le prestazioni di servizi ed è applicata in tutti i paesi che fanno parte dell’ Unione Europea.

E’ a carico del consumatore finale, che la paga nel momento in cui acquista un bene o riceve un servizio: infatti, nel prezzo del bene o del servizio è compresa anche l’imposta. 

L’aliquota IVA è pari al 22% in Italia ma esistono le aliquote ridotte del 4% e 10% che si applicano ai beni di prima necessità.

Category: IVA

Ci sono alcuni casi previsti dalla legge in cui l’IVA non viene applicata:

  1. operazioni non imponibili. Sono operazioni a cui si dovrebbe applicare l’IVA ma data le condizioni (ad esempio il fatto che siano internazionali) rende difficile identificare il principio di territorialità. Tutti gli altri obblighi rimangono validi (fatturazione, volume di affari e detrazione IVA per gli acquisti).
  2. operazioni esenti. Queste operazioni sono escluse dal raggio di applicazione dell’imposta. Valgono per il calcolo del volume d’affari ma non per la detrazione IVA sugli acquisti.
  3. operazioni escluse. Mancano di uno dei requisiti dell’imposta e non sono previste nell’applicazione del tributo. Non è richiesta fatturazione.
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La plusvalenza è un aumento di valore entro un determinato periodo di tempo di determinati beni (immobili, strumentali, aziende) e di valori mobiliari (ad esempio azioni). E’ un arricchimento, è quindi soggetto a tassazione.

Presupposto dell’imponibilità

Si considerano plusvalenze patrimoniali quelle componenti reddituali relative a:

1) beni (materiali e immateriali) diversi da quelli produttivi di ricavi;

2) aziende o rami d’azienda;

3) titoli azionari ed obbligazionari o quote di partecipazione in società od enti commerciali.

Le plusvalenze concorrono a formare reddito se:

a) realizzate mediante cessione a titolo oneroso (ivi inclusa la permuta);

b) realizzate mediante risarcimento, anche in forma assicurativa a fronte della perdita o del danneggiamento dei beni;

c) i beni vengono assegnati ai soci, ovvero destinati ad attività estranea all’esercizio dell’impresa.

L’ammontare della plusvalenza fiscale è generalmente costituito dalla differenza tra il prezzo di vendita del bene al netto degli oneri accessori alla vendita, ovvero tra l’indennizzo conseguito e il costo non ancora ammortizzato ai fini fiscali.

L’accertamento da redditometro consente all’Amministrazione finanziaria di determinare in maniera induttiva il reddito complessivo del contribuente, focalizzando la propria attenzione non sulle fonti di eventuali redditi non dichiarati, quanto piuttosto sulla capacità di spesa del contribuente sottoposto a controllo. Il presupposto è che ad ogni flusso economico in uscita debba corrisponderne uno in entrata, la cui irrilevanza reddituale dovrà essere poi dimostrata dal contribuente.

Cos’è il redditometro?

Il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico, che risale al reddito analizzando le manifestazioni di capacità contributiva, applicabile nei confronti di ogni contribuente persona fisica.

Proprio sul contribuente grava l’onere di dimostrare che la disponibilità di beni e servizi è compatibile con le proprie risorse finanziarie che possono derivare o dall’attività svolta o da altri fonti legittime come, ad esempio, i prestiti o i finanziamenti.

La procedura in caso di accertamento da redditometro è la seguente:

1) l’Amministrazione finanziaria in base a determinate segnalazioni su un determinato contribuente (spese per beni e servizi o comunque incrementi patrimoniali) può richiedere al contribuente chiarimenti in merito a tale segnalazione nonché di dimostrare le occorrenze economiche utilizzate;

2) tale richiesta deve transitare obbligatoriamente per la fase del contraddittorio preventivo;

3) in sede di contraddittorio, il contribuente può validamente difendersi, producendo proprie memorie e documentazione, illustrando tutte le fonti reddituali utilizzate o di cui ha avuto disponibilità;

4) il contribuente può anche decidere di non partecipare al contraddittorio. In tale caso l’avviso di accertamento può essere emesso sulla base dei parametri disponibili per l’Amministrazione finanziaria, mentre al contribuente resta l’onere di illustrare al giudice le sue motivazioni difensive;

5) infine, il giudice dovrà valutare il soddisfacimento dei rispettivi oneri probatori e la sussistenza o meno dei presupposti accertativi.

Per nesso eziologico si intende il collegamento esistente tra le risorse disponibili del contribuente e le spese dallo stesso sostenute per i servizi acquistati e gli incrementi patrimoniali realizzati.

Tali principi sono validi sia a favore del contribuente in termini difensivi, sia a favore dell’Amministrazione finanziaria per avvalorare la tesi accertativa.

Con regime forfettario si indica un regime agevolato rivolto alle persone fisiche che svolgono un’attività, un’arte o una professione, in qualità di liberi professionisti o ditta individuale; sono perciò escluse le società di persone. Inizialmente questo regime, introdotto nel 2011, prendeva il nome di regime dei minimi, sostituito con la legge n. 190/2014 con un nuovo regime fiscale agevolato, entrato in vigore a partire dal primo gennaio 2015. A partire dal 2016 è stato introdotto un unico regime agevolato, chiamato appunto regime forfettario, anche se coloro che avevano aderito precedentemente ad altri tipi di regime vi sarebbero potuti rimanere fino alla sua scadenza naturale o decidere di passare semplicemente a quello nuovo.

I contribuenti che vogliono adottare questo regime devono assicurarsi che alcune condizioni sia in essere. Precisamente:

  • i guadagni non devono eccedere la soglia fissata per l’attività. Nel caso in cui il codice di attività comprenda diverse aree, viene considerato il limite più alto tra queste.
  • le spese per eventuali collaboratori non devono superare i 5.000 euro lordi inclusi gli importi pagati ai soci, all’imprenditore o a familiari per il lavoro svolto.
  • il costo dei beni strumentali non deve essere maggiore di 20.000 euro da cui vengono esclusi eventuali immobili e quei beni di valore inferior ai 516,45 euro. Inoltre i beni utilizzati sia per l’attività che per uso personale vengono calcolati solo per la metà del valore.

Con il regime forfettario si ha così la possibilità di godere di alcuni vantaggi a livello fiscale, primo fra tutti l’esenzione IVA. Ciò significa che non si dovrà addebitare l’IVA nelle fatture, negli scontrini e nelle ricevute, perdendo anche il diritto di detrarre l’IVA dagli acquisiti effettuati. Inoltre non avvenendo l’addebito dell’IVA, non si è neanche soggetti alla ritenuta d’acconto. Altri vantaggi sono:

  • l’esonero dalla registrazione delle fatture emesse e dalla registrazione dei corrispettivi;
  • l’esonero dalla registrazione delle fatture di acquisto;
  • l’esenzione, in linea da massima, dalla tenuta e dalla conservazione dei registri e dei documenti;
  • l’esenzione dalla liquidazione e dal versamento dell’IVA;
  • la deroga dalla dichiarazione IVA e da altre comunicazioni di operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto;
  • l’esonero dagli studi di settore.

Oltre a tutte le semplificazioni esposte sopra, chi rientra nel regime forfettario usufruisce di una tassazione agevolata del 15%, se non persino del 5% per i primi 5 anni nel caso in cui si stia avviando una propria attività (forfettario super agevolato). Di conseguenza si è esclusi dal pagamento di IRAP e IRPEF. Gli obblighi principali di un libero professionista in regime forfettario rimangono quelli di:

  • numerare e conservare le fatture;
  • certificare i corrispettivi;
  • presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi.

Le rendite finanziarie sono costituite da due categorie: redditi di capitale e redditi diversi. Non sono consentite compensazioni tra le due tipologie di redditi.

Quali sono le rendite finanziarie

Le rendite finanziarie sono riconducibili a: 

1. redditi di capitale, che derivano dall’impiego di capitale, quali i dividendi, gli interessi e altri proventi analoghi (sono inclusi i proventi generati da cessioni di fondi comuni ed Etf che rientrano nei redditi di capitale)

2. redditi diversi, i quali sono costituiti da guadagni correlati a eventi incerti, come la vendita di azioni e altri strumenti da cui si può ottenere un guadagno o una perdita ovvero le plusvalenze derivanti da differenze positive tra prezzo di vendita e costo d’acquisto dei vari prodotti (sono esclusi i proventi generati da cessioni di fondi comuni ed Etf che rientrano nei redditi di capitale). 

Non sono consentite compensazioni tra le due tipologie di redditi: ad esempio, il risparmiatore è soggetto al pagamento della ritenuta del 26% su un dividendo incassato di 10, anche nel caso in cui dalla cessione delle azioni stesse dovesse avere una perdita di 200.

La rottamazione delle cartelle di pagamento o dei ruoli consente ai contribuenti di optare per la definizione agevolata dei carichi fiscali.

Cos’è la rottamazione delle cartelle di pagamento

La rottamazione dei ruoli o delle cartelle di pagamento comporta la possibilità di estinguere il debito senza corrispondere:

– le sanzioni incluse in tali carichi

– gli interessi di mora

– le “sanzioni civili” accessorie ai crediti di natura previdenziale

provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato (in un massimo di 10 rate) delle somme:

– affidate all’agente della riscossione a titolo di capitale e interessi

– maturate a favore dell’agente della riscossione, a titolo di aggio e di rimborso delle spese per procedure esecutive/notifica della cartella di pagamento.

Oltre a ciò, la presentazione della domanda inibisce l’adozione di nuove misure cautelari o esecutive.

Il Decreto fiscale 2019, in corso di conversione in legge, ha previsto la definizione per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 (rottamazione ter).

Chi aderisce alla sanatoria deve pagare l’importo “residuo” del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora.

Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

La domanda, per aderire alla “nuova” rottamazione (rottamazione ter) introdotta ad opera del Decreto fiscale 2019, in corso di conversione in legge, dovrà essere presentata entro il 30 aprile 2019, utilizzando l’apposita modulistica messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate/Riscossione.

Il modello deve essere presentato:

– mediante posta elettronica certificata (per coloro che dispongono di una casella pec), unitamente a copia di un documento di identità, alla casella PEC della Direzione Regionale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione di riferimento; 

– direttamente presso gli sportelli dell’Agenzia delle entrate-Riscossione presenti sul territorio nazionale (esclusa la regione Sicilia).

Nella domanda, il debitore, deve assumere l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi che intende definire.

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto la procedura denominata saldo e stralcio delle cartelle di pagamento. Si tratta di una riduzione delle somme dovute per i contribuenti che si trovano in una grave e comprovata difficoltà economica.

Cos’è il saldo e stralcio

La Legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145/2018) ha previsto la possibilità di definire con modalità agevolate i debiti delle persone fisiche che versino in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica, diversi da quelli annullati automaticamente ai sensi delle disposizioni sulla c.d. pace fiscale, affidati all’agente della riscossione (ex Equitalia) dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Tali debiti possono essere definiti mediante pagamento del capitale, degli interessi e delle somme spettanti all’agente della riscossione, senza versamento di sanzioni nonché interessi di mora.

Chi può essere agevolato

Sono ammesse alla procedura di saldo e stralcio le persone fisiche che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica.

Tale condizione è comprovata mediante l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) e si verifica qualora tale Indicatore del nucleo familiare non sia superiore ad euro 20.000.

Versano comunque in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica i soggetti per cui è stata aperta, alla data di presentazione della dichiarazione con cui si richiede l’accesso alla definizione agevolata, una procedura di liquidazione dei beni per sovraindebitamento.

Gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti all’IVA devono risultare da apposite annotazioni eseguite in una apposita scheda denominata scheda carburante.

Cos’è la scheda carburante

La scheda carburante è disciplinata dal DPR 10 novembre 1997, n. 444 e viene utilizzata per gli acquisti di carburanti per autotrazione (benzine di ogni tipo, miscele di carburante e lubrificante, gasolio, gas metano e Gpl) effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte dei soggetti passivi IVA nell’esercizio di imprese, arti e professioni.

Gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati dal 1° gennaio 2019 (termine prorogato rispetto alla precedente scadenza del 1° luglio 2018) saranno deducibili dal reddito e l’IVA sarà detraibile, solo se tali acquisti saranno effettuati mediante le modalità di pagamento individuate dall’Agenzia delle Entrate, tramite l’utilizzo di fattura elettronica.

Conseguentemente dal 1° gennaio 2019 viene meno l’utilizzo della scheda carburante.

La scheda carburante serve quale documento idoneo sia per la detrazione dell’IVA, sia per la documentazione del costo ai fini delle imposte sul reddito.

Inoltre, la scheda carburante rappresenta un’eccezione al principio generale secondo cui per ciascuna operazione imponibile deve essere emessa una fattura.

Moneta elettronica alternativa alla scheda carburante

Per gli acquisti di carburante effettuati dal 14 maggio 2011 in poi è venuto meno l’obbligo della tenuta della scheda carburante per i soggetti passivi IVA che acquistano carburante utilizzando, esclusivamente, moneta elettronica.

Per moneta elettronica si intende il pagamento mediante: carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione all’Anagrafe.

Per spesometro si intende la comunicazione dei dati delle fatture emesse nonché di quelle ricevute e registrate, incluse le bollette doganali e i dati delle relative variazioni, che i soggetti passivi IVA dal 2017 devono trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate

Cos’è lo spesometro

Lo spesometro è lo strumento che obbliga i soggetti passivi IVA a comunicare, in via telematica, tutte le operazioni documentate da:
– fattura;
– bolletta doganale;
– nota di variazione IVA.

Non sono oggetto di comunicazione le ricevute fiscali e gli scontrini fiscali.

È il documento contabile nel quale troviamo il valore dei beni e dei capitali a disposizione di un’azienda.

Lo stato patrimoniale è suddiviso in due sezioni:

  • le attività che rappresentano le risorse disponibili e il modo in cui queste vengono impiegate.
  • le passività che rappresentano le foti di reddito che includono anche il capitale contribuito dai soci.

Queste due parti devono controbilanciarsi e perchè i conti siano in equilibrio, i due totali devono uguagliarsi.

L’articolo 2424 del Codice Civile regola l’organizzazione del contenuto dello stato patrimoniale.

Questo documento insieme a conto economico e al resoconto finanziario, costituisce il bilancio di esercizio.

L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. L’usufrutto è un diritto reale di usare beni altrui acquisendone i frutti, ma rispettandone la destinazione economica.  Si ha usufrutto d’azienda quando il proprietario attribuisce, ad una persona fisica o ad un ente, un diritto reale di godimento sull’azienda stessa. A seguito del contratto l’usufruttuario acquisisce il diritto di godimento, nel rispetto della destinazione economica, di un complesso aziendale, nonché i poteri di gestione dello stesso, subentrando nei relativi rapporti e impegnandosi a non modificarne la destinazione e a conservarne l’integrità economico-tecnica.

L’usufrutto

L’usufrutto può essere costituito per testamento o per contratto oppure può essere acquistato per mezzo di usucapione e si estingue per:

1. scadenza del termine,

2. prescrizione per uso non protratto,

3. riunione dell’usufrutto con la proprietà,

4. totale perimento del bene oggetto dell’usufrutto.

Il contratto di usufrutto d’azienda ha per oggetto il complesso economico nella sua interezza, come insieme unitario di beni, diritti e obblighi destinati alla produzione di reddito tramite l’organizzazione imprenditoriale, o un ramo autonomo e distinto del complesso stesso, e non la sommatoria dei singoli beni che formano l’azienda

Esistono due tipi di valore aggiunto:

– valore aggiunto ai prezzi di mercato: si riferisce ai beni e ai servizi prodotti dalle imprese private che concorrono tra loro nei mercati di riferimento;

– valore aggiunto al costo dei fattori, è quello che si riferisce ai prodotti offerti dalla Amministrazioni Pubbliche, che sono ripagati dal cittadino con l’imposizione fiscale ed è valutato in ai costi che sono stati sostenuti per la produzione.

Lo Stato Italiano prevede un’imposta sul valore aggiunto (IVA) che viene applicata ad ogni fase del processo di produzione del bene o del servizio che si calcola in percentuale sul valore del bene stesso al momento in cui questo viene trasferito (venduto).

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Con web tax si intendeva fino all’anno scorso l’imposta sulle transazioni digitali introdotta dalla legge di Bilancio 2018. La legge di Bilancio 2019, all’articolo 1, commi 35-50, ha però abrogato la precedente web tax “imposta sulle transazioni digitali” introducendo la nuova web tax “imposta sui servizi digitali”.

La web tax transitoria

Con la conversione del D.L. n. 50 del 24 aprile 2017, il legislatore italiano aveva introdotto una sorta di web tax. In realtà, nonostante il nome, non si trattava di un’imposta, ma di una procedura di “emersione”, facoltativa ed attivabile dai soggetti non residenti rientranti nei requisiti richiesti dalla norma, finalizzata a consentire agli stessi di stabilire in anticipo gli importi dovuti in considerazione dell’attività svolta sul territorio italiano.

In sostanza era una sorta di procedura di collaborazione destinata ai player del web, volta a definire insieme i profitti astrattamente tassabili nel nostro territorio: profitti non tassabili perché risultava difficile stabilire se gli stessi avessero una stabile organizzazione italiana.

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